Il lockdown, la scuola e il Teatro Ragazzi

Il lockdown, la scuola e il Teatro Ragazzi

Orsola Patrizia Ghedini, Presidente di ATER Fondazione

23 November 2020
Dopo mesi di dibattiti, misurazioni degli spazi e delle caratteristiche dei banchi con e senza ruote, analisi sui fabbisogni di personale, polemiche, ritardi, pareri del Comitato tecnico scientifico, ordinanze, conflitti e speranze, finalmente le scuole hanno riaperto e anche molti cittadini che non hanno figli o non si occupano di questi temi per lavoro, seguono l’evolversi delle vicende legate alla scuola, guardando ai bambini, agli adolescenti e ai ragazzi con forte preoccupazione e in preda a mille interrogativi.
Come si svilupperà la pandemia? Se i contagi dovessero crescere e diffondersi nelle scuole, che cosa succederà a questa generazione già così fortemente colpita dal lockdown? Privata per tanti mesi delle modalità di apprendimento in presenza, di un tempo necessario per la formazione e delle relazioni con i compagni e il gruppo sociale, così importanti per la crescita? Privata di spazi, strumenti didattici, tecnologie adeguate, fino a determinare nuove forme di disuguaglianza e iniquità che credevamo in parte superate?
Come avvenuto per la sanità, anche la scuola oggi, pur in mezzo a molte contraddizioni, pare essere tornata una priorità. Nonostante le sue carenze, difformità, squilibri e ritardi, la chiusura delle scuole durante il lockdown pare averne fatto emergere con evidenza l’indispensabilità e il valore. Oltre che come luogo primario di apprendimento e socialità, la scuola ha riacquistato una sua centralità come primo step della democrazia, con ciò che ne consegue sul piano dello sviluppo individuale e sociale, del contrasto alle diseguaglianze, dell’acquisizione dell’autonomia, della coscienza critica e civile, della consapevolezza di sé e degli altri, della formazione della persona e di quella al lavoro….Obiettivi e valori che anche noi, che ci occupiamo di teatro, e di Teatro ragazzi in particolare, abbiamo perseguito con convinzione e mantenuto come riferimenti costanti. Da tali obiettivi e valori abbiamo tratto ispirazione nell’elaborazione dei nostri progetti, ricercando un rapporto con le scuole e con gli insegnanti che potesse farne motivo di riflessione comune, utilizzando al meglio i reciproci linguaggi e competenze. All’interno di quel rapporto abbiamo sviluppato con loro un confronto di anni, programmato spettacoli per i bambini e i ragazzi dai 3 ai 18 anni, costruito momenti formativi, laboratori, eventi. Lo abbiamo fatto con passione e determinazione perché abbiamo imparato non solo il valore dello scambio, ma anche la forza del teatro e perché vogliamo investire sul pubblico dei giovani e dei giovanissimi.
Ma ora? Ora che le scuole difficilmente potranno venire in teatro e noi non potremo programmare per loro le stesse attività come potremo mantenere un rapporto con le scuole, proprio ora che questo rapporto diviene più indispensabile?
Questo interrogativo non è di oggi; è dagli inizi del lockdown che in ATER ci chiediamo come mantenere saldo il filo che ha unito negli anni questi due mondi, tra noi e i gruppi di insegnanti, soprattutto quelli con i quali abbiamo costruito forme di collaborazione più solide e legami più stabili. Sempre con la percezione tuttavia di muoverci in un terreno non ancora pienamente consolidato a un livello istituzionale più ampio, e all’interno di una collaborazione che presenta ancora incertezze, talora impedimenti, se si escludono i contesti territoriali più avanzati e perciò più fortunati. La scuola, d’altra parte, si è spesso posta come luogo non sempre aperto al territorio, quanto piuttosto come un’istituzione che ha regole proprie e che va avvicinata con cautela.
Tutto ciò fino a quando…fino a quando non abbiamo letto dei Patti educativi di comunità di cui il MIUR, e in particolare l’Ufficio scolastico Regionale per l’Emilia Romagna, si stanno facendo promotori, in attuazione de “Il Piano scuola 2020-2021 ” dello stesso MIUR.
Sono così definiti specifici accordi, da sottoscriversi tra gli Enti locali, le istituzioni pubbliche e private, le realtà del Terzo settore e le scuole, con l’obiettivo di assicurare pienamente la realizzazione dell’istruzione e dell’educazione, “fortificando l’alleanza educativa, civile e sociale di cui le istituzioni scolastiche sono interpreti necessarie, ma non uniche (…)”.
Una scuola dunque che cerca alleati, una scuola profondamente ferita dalla pandemia, colpita per mesi nella sua essenza, che ancora oggi non ha spazi né strumenti sufficienti per reagire, ma che vuole farlo, non più autoreferenziale, ma orgogliosamente disponibile e collaborativa.
Una scuola che, attraverso i Patti educativi di comunità, formalmente e sostanzialmente sollecitata ad avvalersi del capitale sociale variamente presente sul territorio - a livello culturale, educativo, artistico, ricreativo, sportivo, sociale, produttivo, del terzo settore - arricchendosi in tal modo sul piano formativo ed educativo, secondo un modello di “scuola aperta”.
Ciò che si sottolinea in sostanza nei documenti ministeriali e dell’Ufficio scolastico regionale è come sia indispensabile agire in due direzioni. La prima, anche per la contrazione degli spazi disponibili a seguito del Covid-19, riguarda la necessità di individuare o creare nuovi ambienti di apprendimento in spazi complementari e alternativi a quelli scolastici, estendendo il “fare scuola” oltre lo spazio fisico dell'edificio scolastico e valorizzando l'apprendimento formale, non formale e informale.
La seconda riguarda l’esigenza di testare nuove ipotesi formative, secondo un modello di “formazione aperta”, diffusa e radicata nella comunità, capace di utilizzare e valorizzare l’intero patrimonio presente sul territorio: quello pubblico, del privato sociale, gli spazi di comunità come i centri sportivi, le sale civiche, le biblioteche, gli oratori, i parchi1…come i teatri, che associano al loro interno tutte quelle caratteristiche di spazio pubblico o privato di comunità, formativo, ricreativo, sociale e culturale.
I teatri, i nostri teatri – quelli che per prossimità al territorio e dimensioni spaziali e sociali, a partire da una logica analoga, in ATER abbiamo definito qualche mese fa Teatri di vicinanza – sono chiamati evidentemente e decisamente in causa.
Per entrambi – scuole e teatri – si aprono oggi opportunità di sperimentazione e investimento straordinari, che proprio la sottoscrizione di un Patto educativo tra scuola, teatro, Enti locali, ATER e territorio potrebbe consentire di sviluppare. Una collaborazione finalmente più strutturata, organica e lungimirante, fondata su una conoscenza dei bisogni e delle risorse reciproche.
Una programmazione condivisa, capace di utilizzare e valorizzare competenze, spazi e strumenti reciproci, dove il teatro può mettere a disposizione della scuola il proprio spazio, inteso come spazio di produzione culturale e offerta formativa, ma anche come luogo fisico per le attività didattiche che nelle scuole, per la ridotta disponibilità negli edifici scolastici per il Covid-19, non si riescono a svolgere.
Nello stesso tempo possiamo pensare a una programmazione teatrale per le scuole che tenga conto delle decine di compagnie di Teatro Ragazzi che a seguito della pandemia rischiano di scomparire per sempre.

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