Intervista a Massimo Carosi, presidente dell'Associazione Danza Urbana

Intervista a Massimo Carosi, presidente dell'Associazione Danza Urbana

Voce agli artisti

21 November 2020
Danza Urbana – Festival Internazionale di Danza nei paesaggi urbani – esordisce nel 1997 dalla volontà di un gruppo di studenti del DAMS di Bologna desiderosi di sperimentare la relazione tra coreografia e architettura. In 24 edizioni, il Festival ha presentato più di 500 eventi, attraversando un centinaio di spazi della città con oltre 160.000 presenze stimate di pubblico.

Danza Urbana 2020 si è svolta a Bologna dal 2 al 6 settembre. Quali sono state le sfide di questa edizione in un anno così problematico e qual è il bilancio finale?

L’edizione di quest’anno è stata necessariamente diversa dalle precedenti, perché condizionata dalle norme sanitarie per il COVID-19. L’esigenza di filtrare e tracciare il pubblico non ci ha consentito di presentare gli spettacoli nei luoghi pubblici di Bologna, come avveniva abitualmente al festival. È stato quindi necessario trovare nuove formule per costruire la relazione con il contesto urbano, elemento identitario e imprescindibile di Danza Urbana. Abbiamo scelto di concentrare la programmazione degli eventi a DUMbo, l’ex scalo ferroviario del Ravone, sito in prossimità del centro storico e oggetto di rigenerazione urbana, consentendoci di mantenere viva la relazione tra coreografia e spazi non deputati, tra danza e paesaggio urbano, ma facendo venir meno l’immediata accessibilità agli eventi e la sua dislocazione diffusa nella città, che avrebbero consentito di intercettare anche lo spettatore non informato e occasionale.
Ciononostante, possiamo dirci soddisfatti per la partecipazione e il calore del pubblico, con oltre milletrecento presenze in cinque giorni: un dato che pone in evidenza quanto sia vivo il desiderio di tornare a fruire di spettacoli di danza e quanto le proposte di questa edizione abbiano incontrato il gradimento del pubblico in una formula che ha saputo conciliare sicurezza, qualità delle proposte e identità della manifestazione.
ATER collabora da anni con l'Associazione Danza Urbana. Come si è evoluto il rapporto con la Fondazione e quali sono gli altri principali interlocutori che contribuiscono alla realizzazione del Festival?
La collaborazione con ATER, in questi cinque anni, ha permesso al Festival di poter presentare delle creazioni di grandissima qualità, spesso in prima assoluta o in site-specific, realizzate da artisti di grande levatura come Enzo Cosimi, Michele Di Stefano, Alessandro Sciarroni, Francesca Pennini.
Quest’anno la collaborazione con il Circuito si è ulteriormente rafforzata, consentendoci di offrire un cartellone ampio e variegato in un contesto produttivamente difficile.
Gli altri interlocutori fondamentali per la realizzazione del Festival sono la Regione Emilia Romagna e il Comune di Bologna, oltre all’Associazione Cantieri di Ravenna e al Network Anticorpi XL.

La "danza urbana" come genere a sé stante fatica a volte a trovare riconoscimento istituzionale. Qual è la situazione in Italia a confronto con altri Paesi europei? 

La danza urbana non ha ancora ottenuto in Italia il necessario riconoscimento. In particolare le disposizioni normative sul F.U.S. non contemplano la deroga dall’obbligo dello sbigliettamento per la danza, se non per una quota risibile del 10%, riconoscendo tuttavia questa possibilità ad ambiti specifici del teatro e della musica.
In Europa questo appare del tutto incomprensibile, soprattutto oggi che l’audience engagement, l’inclusione sociale, l’accessibilità alla cultura e la sua diffusione sono elementi imprescindibili delle politiche culturali. In Spagna, per esempio, uno dei due circuiti nazionali della danza riconosciuti ministerialmente è dedicato alla danza urbana.

Iscriviti alla nostra newsletter :