Intervista a Stefano Tè, direttore artistico del Teatro dei Venti

Intervista a Stefano Tè, direttore artistico del Teatro dei Venti

Voce agli artisti

20 July 2020
Il Teatro dei Venti è una compagnia che dal 2005 è impegnata sia nello sviluppare un linguaggio espressivo originale attraverso un’attività teatrale diversificata, in collaborazione con ATER Circuito, sia nella realizzazione di Trasparenze, che prevede una stagione teatrale invernale e un un festival estivo. Quali sono le caratteristiche peculiari del vostro lavoro e del vostro rapporto con il territorio?

La caratteristica peculiare del nostro lavoro è una predisposizione alla contaminazione tra generi e categorie.
Cerchiamo di non seguire le tendenze ma la nostra naturale vocazione verso la relazione tra stili, luoghi e persone. Abbiamo la volontà di superare l’omologazione e l'incasellamento per generi e utilizziamo le nostre produzioni, i progetti in ambito sociale, il rapporto con la nostra comunità, la stagione ed il festival, per praticare questa nostra vocazione. La collaborazione con ATER Circuito ha dato al nostro teatro l’opportunità di crescere, di trasformare intuizioni in pratiche tangibili, grazie ad una sostegno che è stimolo, che orienta e sprona.
Questa edizione del Festival è senza dubbio un traguardo importante per il progetto che condividiamo con ATER, perché si mobilita dopo una tragedia e tende verso visioni nuove, sorprendenti.

Trasparenze Festival è giunto alla sua ottava edizione. Il Covid-19 ha però sancito una rottura con effetti drammatici per il teatro. Nonostante questo, avete deciso di organizzare con ATER questa edizione 2020. Ci raccontate dove e come si svilupperà?

Il doloroso periodo di chiusura che abbiamo vissuto ci ha imposto di mettere da parte il progetto originario e di programmare, incoraggiati da ATER, un Festival a sostegno della comunità ferita, per “agire come oro tra le crepe”. Trasparenze si svolgerà dal 31 luglio al 9 agosto a Gombola e Modena, in stretta relazione con le peculiarità dei due luoghi.
A Gombola, sede del nostro progetto di ricettività turistico-culturale, saremo presenti nei weekend, 31 luglio, 1-2 agosto, 7-8-9 agosto. Ripartiamo con un programma adattato alle condizioni dell'emergenza Covid-19, con ingressi contingentati, un'attenzione ad eventi popolari, ma trasversali, con appuntamenti di danza e performance, teatro, musica, la proiezione del film documentario sul nostro Moby Dick.
Agli artisti chiediamo di entrare in dialogo col luogo che li ospita, non un teatro, ma un borgo, che vivremo come spazio teatrale a cielo aperto. Saranno con noi CollettivO CineticO, Vittorio Continelli, Andrea Cosentino, Cranchi, Ginevra Di Marco e Francesco Magnelli, Iaia Forte e Javier Girotto, La Toscanini NEXT, Ermanna Montanari / Teatro delle Albe, Peppe Servillo e Natalio Mangalavite, Raffaele Manco, Sanpapié, Teatro dei Venti, Zambra Mora.
Nelle giornate dal 3 al 6 agosto saremo a Modena con il progetto Cantieri, in relazione con la città, con azioni urbane nel quartiere durante il giorno e spettacoli di repertorio la sera. Stiamo lanciando una Chiamata a compagnie in grado di sviluppare questo dialogo col territorio.

Qualche mese fa è arrivata per voi anche una grande soddisfazione: la vittoria del Premio UBU alla Miglior Scenografia per lo straordinario allestimento scenico del vostro spettacolo Moby Dick. Da dove è nata l’ispirazione per questa idea e come avete vissuto questo prestigioso riconoscimento?

Moby Dick è un progetto nato per metterci in difficoltà, un'operazione rischiosa, che dal primo momento mostrava il nostro limite, artistico ed economico. Ci poneva davanti ad una creatura capace di mandare a mare, sforzi e investimenti di anni. Mostrava però anche una grande opportunità, una possibilità di rinascita. Abbiamo raccolto i fondi necessari in autonomia e seguito tutti gli step produttivi di un’opera che possiamo definire “da Teatro Lirico”. Dal business plan alla selezione del cast, dallo studio scenografico all’organizzazione della prima tournée. Come bussola, la creazione artistica, il fattore che ha orientato le nostre scelte. Le difficoltà della produzione hanno messo in discussione la nostra relazione intima con il teatro, ma ci hanno fortificati. Quindi Moby Dick è nato soprattutto per salvare il Teatro dei Venti, mettendolo davanti ad un progetto ambizioso e irrealizzabile. Il riconoscimento ha premiato una squadra di professionisti e un progetto artistico fuori dagli schemi, per questo ci ha fatto felici. Ma non ci ha appagati. Il lavoro vero inizia adesso. Per continuare a portare in tournée lo spettacolo e per immaginare lo step successivo.
Il 5 settembre ripartiremo da Sarajevo, dal prestigioso Festival Mess, che quest'anno giunge alla sessantesima edizione, e che ci ha fortemente voluti, mentre gli altri Festival cancellavano le date, sorprendendo anche noi.

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