La chiacchiera che conta: riflessioni sul teatro per l’infanzia ai tempi del Coronavirus

La chiacchiera che conta: riflessioni sul teatro per l’infanzia ai tempi del Coronavirus

Federica Zanetti, docente di Didattica e Pedagogia Speciale presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Bologna e componente del Cda di ATER Fondazione

22 March 2021

Nata quasi come un ripiego digitale ai tradizionali spettacoli teatrali di Natale per le famiglie, La Conta di Natale 2020 di Claudio Milani si è rivelato un esperimento capace di creare un rito, un’attesa, in un tempo di Avvento caratterizzato da profonde incertezze. Da marzo 2020 la chiusura repentina dei nidi e delle scuole dell’infanzia, così come delle scuole primarie, ha bruscamente interrotto i percorsi educativi dei bambini e delle bambine, ma non il loro bisogno di relazioni. Poi lo spaesamento delle riaperture, private di quell’incontro di mondi che il teatro rende possibile, ha fatto emergere la necessità di trovare strumenti idonei, nuovi canali di comunicazione con le famiglie e i bambini, mettendosi in gioco e sperimentando nuove potenzialità di costruzione di legami, interazioni e apprendimenti, anche attraverso il digitale.

La Conta si inserisce in questo contesto in cui si intrecciano difficoltà e sperimentazioni, paure e desiderio di innovazione. Citando Antonio Catalano, La Conta rappresenta quella “meraviglia [che] si insinua nella complessità del mondo e si esprime con la semplicità”.
Le reazioni delle famiglie che hanno seguito la Conta ci hanno spinto a creare “La chiacchiera” ed è stato un piacere essere invitata da Patrizia Ghedini e Cira Santoro a incontrare le famiglie non solo in qualità di docente universitaria, ma anche come membro del Consiglio di Amministrazione di ATER Fondazione.
Si è sentita la necessità condivisa di attivare una riflessione proprio sui contesti educativi più significativi per l’infanzia, ambienti adatti ad esplorare i nessi tra approccio alle tecnologie e altre esperienze di apprendimento.

La cultura pedagogica dei servizi per l'infanzia è caratterizzata da un approccio olistico e da ambienti progettati per favorire esplorazione, co-costruzione e scoperta e questo li rende contesti interessanti per approfondire e sistematizzare la ricerca sui primi approcci dei bambini alle tecnologie, a maggior ragione alla luce della situazione pandemica attuale. Quando ad essere vissuta attraverso le tecnologie e video in streaming è l’esperienza teatrale, abbiamo bisogno di provare ad uscire dalle contraddizioni e dalle dicotomie, per realizzare quello che viene esplicitato con chiarezza negli “Orientamenti pedagogici sui LEAD: Legami Educativi a Distanza – un modo diverso per fare nido e scuola dell’infanzia”: “I LEAD si costruiscono in un ambiente virtuale: è una presenza a distanza, un ossimoro oggi reso possibile dalla tecnologia. Quasi tutte le famiglie possiedono uno smartphone, un tablet, un PC o un notebook: questi strumenti, da sempre guardati con una certa diffidenza in rapporto all’età dei bambini del nido e della scuola dell’infanzia, possono trasformarsi in questa emergenza in un’opportunità.

L’ambiente virtuale è intangibile, non ha confini, non si può esplorare con il corpo e il movimento, non consente il contatto fisico, l’abbraccio, la coccola, gesti essenziali in misura inversamente proporzionale all’età dei bambini, ma ha potenzialità diverse, che sfruttano soprattutto i canali visivo e uditivo, e può offrire stimoli per esplorare l’ambiente fisico attraverso gli altri sensi”.
Anche se non ci siamo stretti la mano”, dice Claudio Milani, “ciò non vuol dire che non ci siamo incontrati”.

Ci siamo confrontati spesso sull’esperienza del teatro: si tratta di un luogo in cui non semplicemente si assiste a qualcosa che succede, ma lo si vive insieme agli altri, in un processo di partecipazione culturale attiva, di esercizio di un diritto di cittadinanza. È un’esperienza fatta di relazioni con i propri compagni e le proprie compagne, con i propri genitori e con gli attori e le attrici. È un luogo in cui è possibile farsi delle domande, esercitare immaginari, ricercare significati.
Ed è attraverso queste modalità che si manifesta l’empatia.

Ma adesso come si fa? C’è chi dice che questo non è teatro, ma tutto quello che è successo con Claudio sembrerebbe negare l’idea per cui se non si è a teatro tutto questo non è possibile.

Può, quindi, l’empatia passare anche attraverso lo schermo?
L’abbiamo chiesto a genitori ed insegnanti che hanno condiviso la visione de La Conta con le loro bambine e i loro bambini.

“Lo spettacolo è durato un mese. E un teatro in casa, in esclusiva, ma con la consapevolezza degli altri insieme a noi. Ci siamo emozionati ogni giorno”.
“Ci siamo sentiti in un luogo esclusivo, a tu per tu con gli attori. Ma consapevoli della presenza degli altri spettatori, come una comunità di spettatori”.
“È meglio assistere al teatro in presenza, ovviamente. Però il fatto di avere un appuntamento fisso (ogni giorno alle 17) con un tempo ridotto, ha permesso ai bambini di mantenere la soglia dell’attenzione alta rispetto a quello che è successo quando abbiamo visto gli spettacoli dal vivo”.
“Essendo tutti i giorni, ti aspettavano come uno di famiglia”.
“È stato oltre il teatro!”
Questo “oltre il teatro” è per Giorgio Testa, esperto dei rapporti Teatro-Educazione, il poter vedere e rivedere gli appuntamenti, nei diversi device, in intimità o insieme a fratelli e grandi di casa, nei tempi di una ritualità che si può compiere all’ora della merenda o prima della buonanotte.

Il bambino, i bambini, sono stati al centro dell’invenzione di Milani, che ha rispettato i loro tempi e le loro capacità di fruizione, cosa non scontata nelle tante proposte teatrali per il web che si sono succedute nei mesi della chiusura. “Si è certamente creato qualcosa di nuovo: è nato un figlio, una possibilità, un genere, un prototipo”.

In questa riflessione emerge la necessità di aprire un dialogo, se non addirittura un filone di ricerca, per poter immaginare l’integrazione di queste modalità sperimentali con quelle del teatro in presenza. La situazione dovuta all’emergenza della pandemia ha in qualche modo costretto a fare i conti con i dispositivi digitali.

Abbiamo bisogno di affermare approcci educativi in cui la dimensione educativa basata sui dispositivi tradizionali non sia antagonista a quella digitale-innovativa, una dimensione che sia capace di sviluppare modi diversi di confrontarsi con storie, parole, significati, una dimensione che possa costruirsi sulla base di nuove alleanze tra scuola, famiglie e territorio durante e dopo il lockdown.

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