Lampi di luce nella grande notte dell'epidemia

Lampi di luce nella grande notte dell'epidemia

Intervista a Mauro Felicori, Assessore alla Cultura e al Paesaggio della Regione Emilia-Romagna

20 July 2020
Assessore Felicori, subito dopo il suo insediamento, la crisi causata dalla pandemia si è abbattuta in modo drammatico anche sul settore dello spettacolo. Al lockdown Lei ha immediatamente risposto con una proposta capace di utilizzare al meglio il portale web dell’Assessorato alla Cultura e Paesaggio EmiliaRomagnaCreativa e la piattaforma digitale Lepida TV, attraverso il progetto #laculturanonsiferma, rivolgendosi ai cittadini e agli operatori culturali. Dopo oltre tre mesi, qual è il suo bilancio di questa iniziativa?

Il progetto la #culturanonsiferma è nato quasi per caso, è stata una reazione istintiva, dovevamo fare qualcosa per reagire al lockdown. In questo mi ha soccorso un’idea che avevo da tanto tempo: sviluppare un progetto per una nuova televisione regionale che possa essere l’output per la produzione artistica. Ho subito pensato a LepidaTV, la piattaforma digitale della Regione, e attraverso i contatti degli uffici dell’assessorato con il mondo della musica e del teatro, abbiamo fatto un appello ai diversi soggetti perché ci inviassero materiali per costruire un palinsesto di circa sei ore al giorno, sette giorni la settimana per quasi due mesi. Interessanti sono stati i dati sullo streaming, molto buoni e costanti per tutta la durata del progetto; non abbiamo purtroppo dati sull’audience televisiva ma è facile immaginare che anche quei dati rispecchino in positivo quelli dello streaming. La questione dei dati è molto importante per me, perché nel mondo culturale pubblico non c’è l’abitudine a parlare di numeri, c’è un’ostilità verso il
numero, tutto è sempre basato sui giudizi di valore ma quando ci si occupa di cultura è fin troppo facile, poiché la cultura di per sé è già un valore. I dati ti aiutano a dare un quadro più completo al tuo progetto, a trovare nuove strategie per raggiungere un pubblico che in quel momento non ti segue.
Per primi abbiamo visto in Regione quello che io chiamo i lampi di luce nella grande notte dell’epidemia, cioè tutti quegli esperimenti realizzati in questi mesi con il digitale: il successo del Biografilm, la celebrazione del 75° Anniversario della Liberazione con il documentario in streaming The Forgotten Front, La Resistenza a Bologna di Paolo Soglia e Lorenzo K. Stanzani, l’Aterballetto con 1 meter CLOSER, una video-creazione coreografica trasmessa su RAI 5 per la Giornata Internazionale della Danza, poi le biblioteche digitali, che hanno triplicato i fruitori rispetto all’anno scorso…quando in piena epidemia si aprono delle nuove strade sono tutti germi di un nuovo futuro.

Le piattaforme digitali sono protagoniste anche di un altro progetto importante in fase di attuazione, Viralissima, rivolto a tanti cantanti e band del nostro territorio, per un grande festival musicale online. Può dirci come Le è venuta l’idea e in che cosa consiste?

In questo caso la Regione ha fatto un’eccezione: è intervenuta direttamente insieme ad ATER Fondazione, che opera da anni in campo culturale e nello spettacolo dal vivo, perché abbiamo sentito la necessità di proseguire con un progetto più strutturato e anche “pagato” rispetto alla #culturanonsiferma.
Sono certo che la cultura si riprenderà, che usciremo dalla crisi più forti di prima, ma nel frattempo bisogna sopravvivere e siccome la categoria dei lavoratori dello spettacolo si trovava già in uno stato di fisiologica precarietà, dovevamo dare un segnale diretto, di riscossa.
Se vogliamo che l’Emilia-Romagna sia una delle capitali europee della creatività dobbiamo, in continuità con le scelte intraprese prima con il cinema e poi con la nuova legge musica, lavorare su tutta la filiera dello spettacolo. Il progetto Viralissima è il festival della riscossa contro la notte dell’epidemia, sostenendo la lunga filiera musicale composta da artisti, club, etichette, management e piattaforme del territorio regionale. Nei prossimi mesi inoltre l’Assessorato lavorerà su un nuovo importante tema: lo sviluppo delle piattaforme, intese come nuove forme espressive all'insegna dell'innovazione digitale per valorizzare al meglio artisti, operatori e progetti musicali. Infine, vorrei che Viralissima fosse il primo di una serie di approfondimenti del panorama musicale della nostra Regione, la prossima tappa dopo
il rock/pop sarà la valorizzazione del contemporaneo e della musica antica.

Con i limiti imposti dal Covid-19 sul distanziamento fisico molti teatri temono che le nuove misure non consentano una compatibilità economica nella programmazione degli spettacoli. Come vede questo periodo post emergenziale?

Questa epidemia non sarà eterna! In attesa di un vaccino che nessuno sa al momento quando potrà arrivare, credo che invece saranno importanti le cure, i comportamenti e le prudenze individuali e lo sviluppo di un sistema sanitario adeguato alle necessità. Penso che sapremo anche convivere con un prolungamento dell’epidemia.
Il teatro in questo momento particolare deve prendere atto che ci sono delle costanti, e lo dico con enorme 
dolore, deve pensare a nuovi processi ideativi e produttivi, che tengano conto dei vincoli: in questo caso l’obbligo della distanza, che contraddice tutto quello che hai fatto fino a questo momento, l’incontro dei corpi in scena e con lo spettatore. Ma se vogliamo ripartire…. Le costanti come in matematica sono costanti, non si possono cambiare. I teatri devono adattare le nuove produzioni alle nuove condizioni. E’chiaro che adesso è ancora prematuro un eccesso di terapia, occorre affiancare alla gestione delle costanti dei meccanismi generativi di ideazione. La stessa cosa è avvenuta nel jazz: negli anni ‘30 c’erano tantissime orchestre che suonavano a livello mondiale, ora quando si esibiscono dei quintetti ci sembrano tantissimi sul palco. Le big band non esistono più oggi, proprio per quella necessità di adattamento a delle costanti dettate dal mercato e dalle trasformazioni della società.

Lei ha più volte insistito su due aspetti sostanziali delle politiche culturali: da un lato, la necessità di pensarle e programmarle anche in chiave economica e produttiva e, dall’altro, come componente essenziale delle politiche di welfare di un Paese. La lontananza dalla scuola per molti mesi di bambini e adolescenti ha creato molti problemi a loro e alle loro famiglie. Pensa che il Teatro ragazzi in questa fase potrebbe giocare un ruolo?

Le crisi, spesso, portano in evidenza i problemi che prima erano sottotraccia. Secondo me già prima della crisi il teatro per ragazzi era troppo legato alla scuola, troppo dipendente, questo lo penso da trent’anni, non ho aspettato la crisi per pensarlo. Si è creato un sistema in cui il mercato del teatro per ragazzi, anche quando si tratta di compagnie molto affermate, è divenuto un mercato istituzionale; raramente la compagnia guadagna nel rapporto con il singolo ragazzo, il singolo genitore, la singola famiglia. Questa crisi dovrebbe indurci a riflettere per fare più esperimenti in questo settore, cambiando anche la natura di questi rapporti. Sono convinto, per esempio, che bisognerebbe cominciare a rompere i silos nelle esperienze con i ragazzi, cominciare a condividere insieme la musica, il teatro, l’audiovisivo, i video games e il rapporto con i social. In generale il nostro mondo culturale è ancora molto indietro rispetto all’uso delle nuove tecnologie; ad esempio, cose ormai mature come le scenografie digitali, in Italia si
vedono pochissimo, c’è ancora poca sperimentazione in questi campi. Oggi i ragazzi tramite gli smartphone consumano tantissima cultura attraverso informazioni, musica, giochi, ecc… Queste sintesi, che loro fanno individualmente o che vengono loro proposte, sono sintesi di realtà diverse e molto originali. Penso che il teatro per
ragazzi soffra un po’ di questa arretratezza, anche se queste mie riflessioni sono espresse con il massimo rispetto per quelli che lavorano tutti i giorni in questo settore. La prova che questo meccanismo funziona fino ad un certo punto è sugli adolescenti, perché noi lo chiamiamo teatro per ragazzi, ma dove veramente funziona è con i bambini. Nell’adolescenza il nostro teatro per la gran parte, numeri alla mano, perde i contatti, l’adolescenza è il grande buco di tutta la cultura pubblica. Abbiamo una grande offerta culturale a livello delle scuole elementari, dove già la scuola è quasi a tempo pieno, e quindi abbiamo un massimo di servizio scolastico che coincide con un massimo di servizio culturale.
L’enorme bisogno si sente tra gli 11 e i 18 anni, nei quali l’orario scolastico diminuisce e parlare, dialogare con i ragazzi è la grande sfida della formazione. L’adolescente è una sfida per gli adulti e per la cultura la sfida è maggiore.

Iscriviti alla nostra newsletter :