Le opere idrauliche tendono a diventare invisibili, a confondersi con l'ambiente che le contiene. Succede agli argini di terra battuta, alle golene, ma anche alle stazioni di pompaggio, ai canali, ai serbatoi e perfino alle dighe.
Il paesaggio italiano diventa agricolo per stratificazioni di insediamenti durati secoli. Anche città e paesi si insediano (e si spostano…) per secoli. Le industrie solo da poco più di un secolo. Le opere idrauliche accompagnano ognuno di questi passaggi; non solo gli acquedotti dai romani in poi, ma le deviazioni e le arginature a volte imponenti, le opere di bonifica, i serbatoi idroelettrici, le reti di smaltimento. Il paesaggio italiano è artificio, ma la rete delle opere idrauliche sfugge alla nostra percezione.
Un ponte è opera viaria o idraulica? Il wc o il rubinetto sono pezzi di edilizia civile o terminali di opere idrauliche? Quanto sarebbe diverso il paesaggio agricolo senza la circolazione di acqua di irrigazione e senza canali e pompe di smaltimento degli eccessi di pioggia?
Niente di tutto quello che vediamo è definitivo. Il cambiamento climatico impone di prendere in considerazione radicali cambiamenti del paesaggio che ci è familiare: potremo subirli o deciderli.
I fiumi in Italia sono più di 6.000, molti di più i corsi d'acqua che non hanno diritto a un nome, ma fanno parte dei bacini idrografici. L'Europa conta 110 bacini idrografici, l'Italia ne ha 7. Ciascuno contiene centinaia di corsi d'acqua più o meno importanti, ma ugualmente strategici come potenziali riserve, così come per l’acqua di falde sotterranee, nel bilancio idrico nazionale.
Bestiario idrico parla di fiumi e bestie d'ogni genere, narra storie di vita biologica e sociale legate ai fiumi. Narra dei conflitti e dei contratti che intorno all'acqua dei fiumi hanno dato forma a quel paesaggio che oggi riconosciamo come il nostro. Rende visibile il legame stretto tra le forme di governo dell'acqua e la qualità della vita sulle rive, non solo di una specie ma dell'intero ecosistema.
Bestiario idrico è realizzato anche con il sostegno di Estate Teatrale Veronese – Comune di Verona, e si inserisce nel progetto Atlante delle Rive dedicato alle acque, che Marco Paolini ha ideato per La Fabbrica del Mondo.
uno spettacolo di Marco Paolini
scritto con Giulio Boccaletti
collaborazione alla drammaturgia Marta Dalla Via, Diego Dalla Via, Michela Signori
con Marco Paolini
e con Patrizia Laquidara
regia Fratelli Dalla Via
assistenza alla regia Teresa Vila
cura delle musiche Giuseppina Casarin
elementi scenici Mirko Artuso
direzione tecnica e fonica Piero Chinello
disegno luci e scene Michele Mescalchin
luci Nicola Munerati
assistenza tecnica Città Invisibile
grafica e foto di scena Gianluca Moretto
prodotto da Michela Signori
coproduzione Jolefilm e Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale
Biglietto unico: 5 €