Non c’è un regista, nella storia del cinema, che non abbia studiato sui film di Akira Kurosawa; non c’è un premio che non abbia vinto; non c’è appassionato di cinema che non conosca il suo nome e la sua opera. Eppure. Dopo il flop di consensi per il suo ultimo film, Dodes’ka-den, e la diserzione del pubblico dalle sale cinematografiche, Akira Kurosawa è sicuro che la sua carriera sia finita, il suo nome dimenticato, la sua opera svalutata. È certo che non lavorerà mai più, e se è vero che la sua vita coincide con la sua opera, è altrettanto certo che non vivrà più. Anzi: di non voler più vivere. Come si è arrivati a questo?
Partendo dai materiali più disparati come interviste, sceneggiature, biografie e articoli di giornale, lo spettacolo si interroga sul concetto di fallimento, di aspettativa e giudizio e intorno al difficile compromesso tra libertà dell’artista e esigenze del pubblico, tra necessità commerciale e creazione svincolata dalle regole, tra vita e morte, arte e vita, morte e arte.
ispirato alla vita e all’opera di Akira Kurosawa
regia Michele Segreto
drammaturgia Michele Segreto, Fabio Pisano
con Marzia Gallo, Matteo Ippolito, Matteo Vignati, Riccardo Vicardi
movimenti scenici Valentina Spalletta Tavella
costumi Cecilia Ferrero
produzione servomutoTeatro in collaborazione con a.ArtistiAssociati – ARTEFICI.Residenze Creative FVG
con il sostegno del Centro di Residenza Emilia-Romagna L’arboreto-Teatro Dimora | La Corte Ospitale
si ringrazia Circuito CLAPS
Spettacolo finalista alla Biennale di Venezia – Registi under30 2020