Con una rilettura intensa e spiazzante di Casa di bambola, il capolavoro scandaloso di Henrik Ibsen, nasce un sequel contemporaneo, feroce e visionario: un’interpretazione radicale e potente, capace di parlare al presente con lucidità, ironia amara e grande forza teatrale.
In una casa ormai vuota, dopo che Nora ha chiuso la porta e lasciato la casa, Torvald attraversa la sua prima lunga notte da solo: tra ricordi, incubi e frammenti di un’identità che si sgretola, tenta di ricomporre i cocci della propria virilità smarrita. La storica vicenda dell’emancipazione femminile si ribalta così in un viaggio dentro l’inquietudine maschile, sospesa tra il tramonto del patriarcato e il desiderio, forse tardivo, di rinascita.
La regia affilata di Ivonne Capece costruisce uno spettacolo onirico e perturbante, in cui parola, suono e corpo scenico si fondono in una spirale emotiva tra tango e minacciosi richiami d’uccelli dal sapore hitchcockiano, e ci trascina in un mondo interiore saturo di rimpianto, frustrazione e domande irrisolte, nel quale il femminile libero emerge come una forza nuova e inafferrabile.
da Henrik Ibsen
regia Ivonne Capece
traduzione e adattamento Mattia Favaro
con Stefano Braschi, Pasquale Montenurro, Maria Laura Palmeri
scene e costumi Micol Vighi
sound designer Simone Arganini
direzione tecnica e disegno luci Rossano Siragusano
assistente alla regia Sofia Sironi
realizzazione costumi Giorgia Piatta dell’Abbondio
responsabile di produzione Nadia Fiorio
produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale