Sarebbe diventato un tappezziere come suo padre se suo nonno non l’avesse portato a vedere spettacoli di strada dei comici italiani. E così, si diede al Teatro: da attore girovago di teatro viaggiante, Molière iniziò ad affermarsi come attore, scrittore e autore, prima di pessime tragedie, poi di farse così geniali e divertenti da fargli guadagnare un ingresso privilegiato alla corte di Luigi XIV, il Re Sole.
L’uomo di Teatro più amato dal pubblico parigino divenne, presto, anche il più odiato a causa di invidie e rivalità, inganni e tradimenti che mai oscurarono il suo credo, né tantomeno il suo genio: all’epoca, qualcuno scrisse di come il suo Teatro trasformò artigiani e bottegai parigini nel popolo che, un secolo dopo, fu artefice della prima grande rivoluzione d’Europa.
Certamente, Molière rivoluzionò il Teatro: a personaggi sempre più veri, si affiancava una scena costruita come specchio deformante e sincero della realtà, uno spazio dove era concesso ridere di tutto.
Lo spettacolo celebra un autore vivo e modernissimo come il suo Teatro, ancora pulsante nei teatri di tutto il mondo: se, infatti, la sua vita assume i toni e i colori di un romanzo, la sua morte non è da meno, circondata da un’aura di mistero che lascia spazio all’immaginazione.
con Alessio Boni
testo di Francesco Niccolini
liberamente ispirato a Vita del signor de Molière di Michail Bulgakov
drammaturgia di Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Francesco Niccolini e Marcello Prayer
regia Roberto Aldorasi, Alessio Boni e Marcello Prayer
produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo
in coproduzione con Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia